Lettera fittizia di Benito Mussolini.

“Lettera al popolo italiano”, del Duce.

Miei amati connazionali, presto ci lasceremo. Anche se non siamo riusciti a realizzare il nostro sogno di far rivivere il glorioso Impero, abbiamo dimostrato ancora una volta di essere un popolo fatto della migliore stoffa disponibile. Abbiamo colto il nostro sogno, abbiamo lavorato duramente, abbiamo sopportato i sacrifici necessari sia come nazione che a livello personale e abbiamo seguito al meglio le formule di conquista e dominio dei nostri antenati. Io, che voi chiamavate gentilmente “il Duce”, ero onorato di guidarvi. Insieme abbiamo creato un’onda anomala che, come il nostro precedente impero, ha consumato tutto ciò che si trovava sul nostro cammino verso la gloria. Ma tutte le grandi leadership, il genio, il duro lavoro e il sacrificio richiedono anche l’eccellenza, la vigilanza e il costante buon tempismo, il coordinamento con le influenze e i fattori esterni e una buona dose di fortuna divina. Noi abbiamo fatto molto. Guardatevi intorno: la ricostruzione dell’Italia è stata un enorme successo. Le grandi opere pubbliche, gli splendidi edifici, le nuove meraviglie architettoniche, le sculture e altro ancora rivaleggiano con quelle dell’impero precedente. Ma il nostro sogno non finisce qui.

Questa è stata solo un’ottima prova. L’Impero Romano risorgerà di nuovo dalle sue ceneri, come la fenice. Il sogno di Dedalo di volare si trasformò poi nel sogno che oggi ci ha regalato il viaggio aereo. Il suo comando ispiratore “Avanti” fu così forte che un Icaro troppo zelante si schiantò drammaticamente e tragicamente in mare. Proprio come abbiamo fatto noi. Abbiamo risposto con orgoglio alla chiamata dell’”Avanti” e ci siamo schiantati contro le storiche onde di marea che noi stessi avevamo creato. Ma continueremo a risorgere, ancora e ancora… finché non riconquisteremo il posto di grandezza che ci spetta e che Dio ci ha dato. Vi lascio con una delle mie preferite, l’elegia di Dedalo dopo la morte dell’amato figlio:

DEDALO: ELEGIA.

Icaro, figlio mio…

In tutta onestà, credo che fossimo

Sempre camminando sul filo del rasoio.

Sospesi tra alti e bassi

e bassi, temevamo la mediocrità

più che lo squilibrio.

Per noi la sfida non era altro che

Il mezzo per raggiungere l’individualità;

Uno spazio tutto per noi e

Per sempre fuori dalla portata di

di coloro che hanno sognato ma

mai osato rischiare.

Ci siamo librati come aquile e

Ci siamo nutriti di desideri che

pungono il cuore, eppure

Non abbiamo dato né ricevuto

Oltre la nostra passione per

eccellenza attraverso la solitudine.

E ora che ho assistito alla

La nascita della mia coscienza,

non rimane altro rimedio

se non quello di reinvestire in

La saga in corso che è il

fenomeno della vita.

Finora ho sempre pensato che

Quel fenomeno è il vuoto;

Ma avendo ora perso tutto

che mi è stato caro…

mi rendo conto che il vuoto

è un tipo di fenomeno.

— poesia scritta da Adam Donaldson Powell

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